ANNI

dal 2020 ad Oggi

All’inizio degli anni Ottanta comprai, da un venditore ambulante africano, una vetusta maschera lignea di fattezze femminili. Trovai irresistibili la purezza e la stilizzazione dei lineamenti. Da allora la mia collezione di reperti tribali sì è ampliata in modo esponenziale. In quest'ultimo periodo rappresentano un tramite per indagare ciò che ribolle nelle profondità dell’animo umano, pulsioni inconsce che dominano ogni atto che a noi pare consapevole, ma che è solo la punta di un iceberg. Uno dei primi rappresentanti di questa serie di quadri è “Lo psicanalista”, del 1999, dove dalla bocca di una maschera arcana escono parole formate da misteriose strutture digitali.

Un altro esempio è “AI”. Un antropoide di fattura scimmiesca, ma attualizzato da meccanismi informatici. Se ne sta, angosciato, tra ali di palazzi distrutti.

“AI” fa da contraltare a “Élite guerriera”, dove tra le vie di una città devastata sta una maschera da guerra, icona della casta militare.

Il dualismo tra antichi feticci e moderni automi che appare in alcune opere, ad esempio "Stadi di potere", mette a confronto i magici influssi attribuiti ai primi col vero potere che la nostra attuale tecnologia conferisce ai secondi.

Tra scene di guerra e inquietanti tribalismi appaiono di tanto in tanto scorci di natura, limpidi torrenti che originano la vita, rigorosamente privi di tracce umane. Ci si potrebbe chiedere cosa ci stanno a fare opere pittoriche che sembrano resuscitare da un passato obsoleto che, nella cosiddetta arte contemporanea, fanno scuotere il capo a critici e galleristi. Non tenterò di spiegarlo, forse lo si potrà capire quando non ce ne saranno più.

Un'altra piccola apparente anomalia sono alcuni dipinti come "Tutto scorre", oppure "Pulizia degli alari", che ricordano la pittura dei macchiaioli. Sono semplicemente ricordi di famiglia, gioie e pene di tempi lontani, tra le due guerre, che non mi va di interpretare in altri modi. Non se lo meritano. 

ROBERTO MESSORI

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