Pochi ricordi rendevano mia madre, una donna del 1926, felice nel raccontarli. Uno è questo. Vivendo in una casa a ridosso dell'argine del Po, a fine inverno, lei con altri bambini andavano di casa in casa a farsi consegnare gli alari dei camini, sporchi di fuliggine, ceneri e grassi rappresi. Venivano legati a lunghe catenelle e poi trascinati correndo all'impazzata lungo la strada inghiaiata sull'argine del Po. A sera quei neri ferri erano lucidi come se fossero stati smerigliati. Riportandoli, ricevevano la ricompensa, una merenda a base di polenta e lardo, o pane e marmellata, qualche uovo, talvolta una bottiglia di vino che immancabilmente il nonno raccomandava di chiedere. Non so quanti sappiano di questa consuetudine, comunque il dipinto farà sì che non venga perduta nel tempo.
Lo stile, come per "Lungo l'argine" e Tutto scorre", riprende la corrente artistica definita "Realismo sociale", tipica degli anni '30.